Missionaria in tempo di COVID

Posted by Irene Ratti

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Carissimi amici,



i miei saluti e la
garanzia che la mia preghiera, per ciascuno di voi, è stata continua. Ho avuto
presente le vostre necessità e chiesto protezione dalla pandemia.


Carissimi, siamo ormai a luglio, oltre la metà del 2020,
mi pare giusto comunicare un poco dell’esperienza di quest’anno pieno di
sorprese. A fine gennaio l’asilo ha aperto i battenti per accogliere i bambini:
tutto è andato bene. Iniziava la seconda fase del cammino educativo e
didattico, quando il Governo dichiarava
lo Stato di emergenza. “Tutti in casa!” L’espressione l’ho sentita tante volte
alla televisione. Prima erano la Cina,
l’Italia, a soffrire per la pandemia, ma poi anche noi, in Mozambico. Sì, il
mostro si è introdotto all’improvviso, è venuto da Londra, con alcuni responsabili di governo, recatisi colà per
una conferenza. Ignari di tutto, senza precauzioni, si sono scoperti “positivi”,
trascinando il paese nella paralisi.


Sorpresa, paura, incertezza, come sempre, allorchè ci si
trova davanti a una nuova sfida. Ma la pace
ci viene dal Vangelo e dalla preghiera,
tanta preghiera affinchè ogni decisione possa essere illuminata dalla luce che viene dall’alto. Il
missionario non può rimanere fermo e muto: in tempo di Covid, ci sorregge la lettura della Parola e la preghiera, per
trovare soluzioni e raggiungere nel cuore le persone che vivono in difficoltà. .


A partire dal 23 marzo 2020 il Covid ha reso difficili e
complicati i nostri passi per seguire i bambini, in particolare quelli poveri e
malnutriti, garantire loro vicinanza e sostegno alimentare.


Il virus ha paralizzato la possibilità, per molte persone,
di guadagnarsi il pane quotidiano. In città e dintorni,
sono stati proibite e smantellate tutte le bancarelle e postazioni di vendita
informale. Migliaia di donne, mamme e giovani, non possono più vendere i loro
prodotti, garanzia di sopravvivenza. Le persone amiche mi dicono: “Non uscire, rimani in casa!”. Agisco con buon senso e un
po’ di temerarietà: Non è possibile “rimanere in casa”, mettermi al
riparo dal Covid 19. Ci sono nonne e bisnonne, in particolare quelle inferme e
paralizzate, che hanno i bambini in
casa, ma non hanno alimentazione. Con l’equipe direttiva della scuola, chiediamo
alle educatrici, che abitano vicino, la visita settimanale. Tutto con le dovute
misure di sicurezza. L’iniziativa ha privilegiato i bambini che ricevono il sostegno a distanza. A loro è stato consegnata, ogni mese, una cesta con generi di
prima necessità, soprattutto farina di mais, riso, fagioli, zucchero, olio e sapone. Un italiano di Reggio Emilia ci
ha offerto arance in abbondanza, quindi c’è stata anche l’aggiunta di vitamina
C.


Abbiamo raccomandato
alle nonne e mamme dei bambini malnutriti di avvisarci in caso di febbre, tosse
secca e, altri sintomi riconducibili al Covid.


I bambini, fin dal 23 marzo, sono in casa, seguiti online,
coinvolgendo i genitori affinchè i bambini svolgano le attività che inviamo loro, attraverso
Whatsapp. Ma non raggiungiamo tutti, sono i limiti che il Covid ci impone!


Purtroppo, in questa situazione, quest’anno non possiamo
inviare a tutti coloro che sostengono i bambini, le foto aggiornate. Infatti, alcune
famiglie hanno immediatamente trasferito i figli in casa di zii, parenti che
abitano in campagna, per meglio difenderli dalla malattia, ma anche per
garantire loro un’alimentazione sicura (siamo nei mesi della raccolta di prodotti
agricoli), e protezione. Per i bambini l’obbligo di “rimanere
in casa
” è semplicemente un’utopia.


Molti sono ansiosi di ritornare all’asilo e ogni tanto
qualche bambino/a che abita vicino, sottraendosi al controllo materno, arriva
al Centro. Una bimba, Laura, mentre la mamma cucinava, si è messa il suo
zainetto in spalla, ed è apparsa al Centro infantile. Ha voluto entrare in
tutte le aule, pensando che i bimbi fossero nascosti; non credeva che i suoi
amici fossero in casa.


Il Covid 19, in Mozambico, grazie a Dio, per due mesi ha avuto un decorso lento, ora
invece cammina con maggiore celerità. Sarà il tempo freddo? Chi prevedeva un ecatombe nei paesi africani
ha avuto una smentita, almeno per il Mozambico. Il numero totale di infettati
non supera i duemila, un’alta percentuale guarisce e, i morti fin’ora sono undici,
sia pur con il beneficio di inventario! Guardando
le pagine necrologiche dei giornali non rivelano numeri eccessivi.


Ci preoccupa molto la situazione di guerriglia sanguinosa
al Nort del Mozambico: a Cabo Delgado gente “senza volto”, come dice la gente, distrugge, brucia case, uccide in modo
macrabo persone, provocando fughe e abbandono dei villaggi. Si parla di gruppi
di Al Shabab? In realtà non si sa chi siano. Sicuramente le ricchezze del
sottosuolo di questa regione hanno scatenato questa guerra. Intanto americani,
europei tra cui italiani, vi lavorano e scavano tranquillamente. Ci si domanda
chi vuole la guerra?


Carissimi tutti, nonostante il Covid 19 abbia creato
paralisi, noi assieme alle educatrici, ogni settimana ci siamo incontrate per raccontare,
comunicare, decidere strategie, in vista di una possibile riapertura del Centro
Infantile. Abbiamo speranza perché grazie a Dio il Centro è grande e ci permette
le distanze sociali richieste per prevenire il contagio. Prima di lasciarci ci
ritroviamo per un tempo di preghiera
insieme. È un tempo dove troviamo forza, coraggio e nel quale nominiamo le
persone in maggior difficoltà. Preghiamo anche per voi che ci sostenete,
garantendo sostegno alimentare ai bambini, educazione, e tanto affetto.


A nome di tutti vi mando un saluto pieno di speranza, di gioia e di affetto nel
Signore.


.


Irene Ratti



Maputo, 23 Luglio 2020


Carissimi amici,



i miei saluti e la
garanzia che la mia preghiera, per ciascuno di voi, è stata continua. Ho avuto
presente le vostre necessità e chiesto protezione dalla pandemia.


Carissimi, siamo ormai a luglio, oltre la metà del 2020,
mi pare giusto comunicare un poco dell’esperienza di quest’anno pieno di
sorprese. A fine gennaio l’asilo ha aperto i battenti per accogliere i bambini:
tutto è andato bene. Iniziava la seconda fase del cammino educativo e
didattico, quando il Governo dichiarava
lo Stato di emergenza. “Tutti in casa!” L’espressione l’ho sentita tante volte
alla televisione. Prima erano la Cina,
l’Italia, a soffrire per la pandemia, ma poi anche noi, in Mozambico. Sì, il
mostro si è introdotto all’improvviso, è venuto da Londra, con alcuni responsabili di governo, recatisi colà per
una conferenza. Ignari di tutto, senza precauzioni, si sono scoperti “positivi”,
trascinando il paese nella paralisi.


Sorpresa, paura, incertezza, come sempre, allorchè ci si
trova davanti a una nuova sfida. Ma la pace
ci viene dal Vangelo e dalla preghiera,
tanta preghiera affinchè ogni decisione possa essere illuminata dalla luce che viene dall’alto. Il
missionario non può rimanere fermo e muto: in tempo di Covid, ci sorregge la lettura della Parola e la preghiera, per
trovare soluzioni e raggiungere nel cuore le persone che vivono in difficoltà. .


A partire dal 23 marzo 2020 il Covid ha reso difficili e
complicati i nostri passi per seguire i bambini, in particolare quelli poveri e
malnutriti, garantire loro vicinanza e sostegno alimentare.


Il virus ha paralizzato la possibilità, per molte persone,
di guadagnarsi il pane quotidiano. In città e dintorni,
sono stati proibite e smantellate tutte le bancarelle e postazioni di vendita
informale. Migliaia di donne, mamme e giovani, non possono più vendere i loro
prodotti, garanzia di sopravvivenza. Le persone amiche mi dicono: “Non uscire, rimani in casa!”. Agisco con buon senso e un
po’ di temerarietà: Non è possibile “rimanere in casa”, mettermi al
riparo dal Covid 19. Ci sono nonne e bisnonne, in particolare quelle inferme e
paralizzate, che hanno i bambini in
casa, ma non hanno alimentazione. Con l’equipe direttiva della scuola, chiediamo
alle educatrici, che abitano vicino, la visita settimanale. Tutto con le dovute
misure di sicurezza. L’iniziativa ha privilegiato i bambini che ricevono il sostegno a distanza. A loro è stato consegnata, ogni mese, una cesta con generi di
prima necessità, soprattutto farina di mais, riso, fagioli, zucchero, olio e sapone. Un italiano di Reggio Emilia ci
ha offerto arance in abbondanza, quindi c’è stata anche l’aggiunta di vitamina
C.


Abbiamo raccomandato
alle nonne e mamme dei bambini malnutriti di avvisarci in caso di febbre, tosse
secca e, altri sintomi riconducibili al Covid.


I bambini, fin dal 23 marzo, sono in casa, seguiti online,
coinvolgendo i genitori affinchè i bambini svolgano le attività che inviamo loro, attraverso
Whatsapp. Ma non raggiungiamo tutti, sono i limiti che il Covid ci impone!


Purtroppo, in questa situazione, quest’anno non possiamo
inviare a tutti coloro che sostengono i bambini, le foto aggiornate. Infatti, alcune
famiglie hanno immediatamente trasferito i figli in casa di zii, parenti che
abitano in campagna, per meglio difenderli dalla malattia, ma anche per
garantire loro un’alimentazione sicura (siamo nei mesi della raccolta di prodotti
agricoli), e protezione. Per i bambini l’obbligo di “rimanere
in casa
” è semplicemente un’utopia.


Molti sono ansiosi di ritornare all’asilo e ogni tanto
qualche bambino/a che abita vicino, sottraendosi al controllo materno, arriva
al Centro. Una bimba, Laura, mentre la mamma cucinava, si è messa il suo
zainetto in spalla, ed è apparsa al Centro infantile. Ha voluto entrare in
tutte le aule, pensando che i bimbi fossero nascosti; non credeva che i suoi
amici fossero in casa.


Il Covid 19, in Mozambico, grazie a Dio, per due mesi ha avuto un decorso lento, ora
invece cammina con maggiore celerità. Sarà il tempo freddo? Chi prevedeva un ecatombe nei paesi africani
ha avuto una smentita, almeno per il Mozambico. Il numero totale di infettati
non supera i duemila, un’alta percentuale guarisce e, i morti fin’ora sono undici,
sia pur con il beneficio di inventario! Guardando
le pagine necrologiche dei giornali non rivelano numeri eccessivi.


Ci preoccupa molto la situazione di guerriglia sanguinosa
al Nort del Mozambico: a Cabo Delgado gente “senza volto”, come dice la gente, distrugge, brucia case, uccide in modo
macrabo persone, provocando fughe e abbandono dei villaggi. Si parla di gruppi
di Al Shabab? In realtà non si sa chi siano. Sicuramente le ricchezze del
sottosuolo di questa regione hanno scatenato questa guerra. Intanto americani,
europei tra cui italiani, vi lavorano e scavano tranquillamente. Ci si domanda
chi vuole la guerra?


Carissimi tutti, nonostante il Covid 19 abbia creato
paralisi, noi assieme alle educatrici, ogni settimana ci siamo incontrate per raccontare,
comunicare, decidere strategie, in vista di una possibile riapertura del Centro
Infantile. Abbiamo speranza perché grazie a Dio il Centro è grande e ci permette
le distanze sociali richieste per prevenire il contagio. Prima di lasciarci ci
ritroviamo per un tempo di preghiera
insieme. È un tempo dove troviamo forza, coraggio e nel quale nominiamo le
persone in maggior difficoltà. Preghiamo anche per voi che ci sostenete,
garantendo sostegno alimentare ai bambini, educazione, e tanto affetto.


A nome di tutti vi mando un saluto pieno di speranza, di gioia e di affetto nel
Signore.


.


Irene Ratti



Maputo, 23 Luglio 2020