Diritto allo studio

Posted by Paola Berto



Ogni bambino e ogni bambina dovrebbero poter andare a scuola. O almeno così dovrebbe essere. Per tanti di loro, però, non è così, il diritto all'istruzione resta ancora un miraggio.


Era il 10 dicembre del 1948 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L’art. 1 afferma che: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti». 

In riferimento al Diritto allo studio l’art. 26 stabilisce che ogni individuo ha diritto all'istruzione, che deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. Stabilisce, inoltre, che l’istruzione elementare deve essere obbligatoria e che l’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti, mentre l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

Diritto alla Scuola

Nel mondo ci sono ancora 130 milioni di bambini, su un totale di circa 625 milioni di minori in età scolare, che non ricevono un’istruzione di base. Ciò significa che, anche se la maggioranza dei bambini nel mondo va a scuola, il 21%, non gode del diritto allo studio. Gli oltre 130 milioni di bambini che non ricevono un’istruzione appartengono ai paesi in via di sviluppo. Mentre nei paesi industrializzati il tasso di iscrizione scolastica è del 98%, quello dell’Asia meridionale scende al 68%, e quello dell’Africa Sub-sahariana arriva addirittura al 57%. Sono cifre molto inferiori rispetto a quelle dei paesi ricchi, che mettono in luce la grande disparità fra i paesi in via di sviluppo e quelli più industrializzati.

Istruzione e pace

Il diritto allo studio dovrebbe poter essere garantito a tutti i bambini e le bambine del mondo, non solo per una loro migliore crescita, ma anche perché la negazione dell’istruzione nuoce alla democrazia e, quindi, anche alla pace e alla sicurezza internazionale. Per un paese investire nell'istruzione è il modo più sicuro e diretto di promuovere il proprio benessere economico e sociale, è costruire le basi per una società democratica. È stato dimostrato che un aumento dell’istruzione ha effetti sia in campo economico – poiché provoca un innalzamento della “qualità” della popolazione che lavora – sia in quello demografico in quanto fa diminuire la mortalità infantile. Esiste una relazione quasi lineare tra livello di istruzione delle madri e mortalità infantile: se la percentuale dei bambini scolarizzati aumentasse di 10 punti percentuali, la mortalità diminuirebbe del 4,1 per mille. 

Le bambine

Rappresentano il 60% dei minori non scolarizzati. Molte bambine non possono andare a scuola perché devono occuparsi dei lavori domestici; spesso accade che le loro famiglie considerino i costi scolastici troppo alti per le loro possibilità, e, inoltre, devono fare i conti con la tradizione, secondo la quale le bambine hanno bisogno di poca istruzione per essere mogli e madri.

La percentuale di bambine che non hanno accesso all’istruzione di base è sproporzionata rispetto a quella dei bambini: quasi due su tre nei paesi in via di sviluppo non ricevono l’istruzione elementare, circa 73 milioni sul totale dei 130 che non hanno accesso alla scuola.

Lavoro, non scuola

Per decine di milioni di bambini l’istruzione è inaccessibile perché lavorano a tempo pieno, spesso in condizioni di fatica, pericolo e sfruttamento. La maggior parte dei bambini che non frequenta la scuola, lavora. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro calcola che 250 milioni di bambini lavorano a tempo pieno o parziale nei paesi in via di sviluppo.

Per molti altri non c’è una scuola da frequentare o c’è una scuola che non riesce a garantire il loro diritto all’istruzione, perché mancano insegnanti preparati, perché la famiglia non può pagare le tasse scolastiche, perché la scuola è troppo lontana da casa, perché mancano libri e materiali.

Anche i bambini più fortunati, fra quelli dei paesi più poveri, che riescono a terminare le scuole, spesso non sono in possesso delle capacità linguistiche, numeriche e vitali che costituiscono la base del processo di apprendimento durante tutto l’arco della vita. Quando questi bambini saranno adulti, tali capacità saranno loro utili non solo nella vita quotidiana ma anche per rendere migliore il loro futuro.

Tante difficoltà sulla via dell’istruzione

I paesi in via di sviluppo vivono numerose difficoltà per realizzare una completa istruzione scolastica, scontrandosi con ostacoli di vario tipo. Nei territori aspramente montagnosi delle aree rurali, per esempio, la povertà e la geografia scoraggiano anche gli studenti più volenterosi, che devono camminare a piedi, talvolta per ore, per andare e tornare da scuole distanti. Se la situazione dell’istruzione presenta molte difficoltà per i bambini e le bambine senza handicap, gli ostacoli da superare sono ancora maggiori per quelli diversamente abili: secondo i dati dell’UNESCO, meno dell’1% riesce ad accedere ai sistemi scolastici nei paesi in via di sviluppo.

Diritto per sopravvivere

L’istruzione primaria è il ponte che permette alla persona di fare le proprie scelte e diventare parte integrante e attiva della società e del mondo. Perché l’istruzione è il punto di passaggio necessario per offrire a tutti le stesse possibilità, per dare gli strumenti ai bambini di oggi di costruire il proprio futuro o, quanto meno, di avere qualche carta in più per diventare protagonisti attivi della loro vita.

La negazione di questo diritto ai bambini è grave e porta con sé conseguenze per tutta la vita. L’istruzione primaria di base è la chiave della sopravvivenza in diversi contesti e situazioni, ogni giorno: senza di essa, viene negata la possibilità di esercitare diversi lavori, non si possono contare i soldi, non si possono leggere istruzioni, percorsi da fare, strade dove andare, pericoli da evitare. Non si possono leggere le spiegazioni di un medico, contare le pastiglie, capire le medicine da prendere e a che ora, capire cosa viene proposto di fare e fatto firmare. Sapere leggere, scrivere, contare può determinare il corso della vita di un individuo. 

Africa Sub-sahariana

Nonostante gli importanti progressi di questi anni, i bambini dell’Africa Sub-sahariana rappresentano più della metà di tutti i minori che, in età scolare, nel mondo, non vanno a scuola. Inoltre, milioni di bambini che frequentano la scuola stanno apprendendo poco. Nella Giornata del Bambino Africano, oggi, secondo i rapporti dell’Unicef e dell’Istituto per le Statistiche dell’Unesco, oltre 30 milioni di bambini in età da scuola primaria in Africa Sub-sahariana non frequenta le scuole; più di due terzi di questi bambini si trovano in Africa Centrale e Occidentale.

La Guinea Bissau si trova proprio in questa parte di Africa, quella Occidentale, dove andare a scuola non è un diritto per i bambini e le bambine di questa terra. 

Scuola San Paolo

La scuola San Paolo si inserisce in questo contesto e qui, nonostante sia una piccola realtà, svolge il suo servizio per assicurare il diritto allo studio dei bambini e delle bambine con una attenzione e uno sguardo particolare per chi culturalmente viene messo ancora più ai margini: le bambine ma non solo. Quello che facciamo assomiglia a piccole gocce d’acqua in un immenso oceano, ma sappiamo efficaci secondo la logica evangelica e con speranza continuiamo a “guardare lontano”.