Donna in Guinea Bissau

Posted by Cecilia Benoit

La condizione della donna in Guinea Bissau è sempre stata molto difficile. Nascere, in questo piccolo paese dell’Africa Occidentale, non è così scontato, la percentuale di mortalità infantile, infatti, è molto alta: le statistiche dicono che ogni 1000 nati vivi ci sono 94,4 morti. Alcuni di questi bimbi morti li ho visti con i miei occhi, nel periodo in cui sono stata in Guinea, e ho pianto la loro perdita con i loro genitori: non si tratta solo di numeri, ma dietro ogni morte c’è un piccolo, una famiglia e, soprattutto, c’è una mamma che piange una perdita preziosa. Dare alla luce un bambino è pericoloso in questo paese, il terzo più povero del mondo, perché ogni 10.000 parti muoiono 790 donne. Sono poche le donne che hanno l’opportunità di essere accolte in una struttura sanitaria (42%), mentre l’assistenza al parto con personale qualificato è per il 44%. Ricordo di essere andata alla maternità dell’ospedale di Bissau per far visita una donna che aveva avuto un incidente stradale con il mezzo pubblico in cui viaggiava, hanno richiamato la mia attenzione i guanti appesi nel corridoio; guanti che dovrebbero essere sterili, perché utilizzati per il parto, nelle medicazioni e invece vengono riutilizzati più volte.

Il problema acqua
Anche le condizioni di vita e di crescita dei bambini sono difficili per diverse cause. La prima riguarda l’acqua non potabile: l’accesso a fonti “migliorate” di acqua potabile è per il 61% nelle città e si riduce al 49% nelle aree rurali. Di conseguenza una buona parte di bambini e di famiglie accedono a fonti non potabili, spesso contaminate perché troppo vicine alle latrine. Molte famiglie non hanno neanche la latrina e questo genera un problema igienico molto rilevante per la Guinea Bissau che periodicamente è colpita da un’epidemia di collera, che causa spesso molte vittime. Dissenteria e malaria sono altre cause che provocano la morte di bambini, la prima soprattutto i bambini, mentre la seconda colpisce anche gli adulti.

L’alimentazione
La mancanza di condizioni igieniche è una situazione che accompagna anche la preparazione dei cibi e la conseguente cottura che viene fatta con il carbone. Il cortile è il luogo dove si mangia, quasi sempre tutti insieme, non essendoci le posate si mangia con le mani, in ciotole per ogni categoria: i bambini, i giovani, le donne, l’uomo della casa. Ai bambini viene servita una porzione piccola di cibo perché vengono favoriti quelli che producono, che possono lavorare. Per questo si ha un alto tasso di malnutrizione infantile, che porta gravi sequele fisiche e intellettive.
Nel mio primo anno di missione in Guinea Bissau, ho fatto l’insegnante di sostegno nella 1ª elementare, per imparare meglio la lingua. Mi sonno commossa tante volte con i mie allievi; un giorno in una classe in cui si parlava di alimentazione mi hanno raccontato cosa mangiavano: riso con “badgiki” che é una verdura cotta. Niente latte. La carne solo nelle feste e il pesce dipende dall’età per la difficoltà delle spine. Un gran lavoro sta facendo la Chiesa Cattolica nel sostenere i centri di nutrizione, dove assistono i bimbi malnutriti e educano le loro mamme affinché possono dare una alimentazione equilibrata con le risorse alimentari locali. Il tempo migliore per i bambini è la stagione della frutta, specialmente il caju e il mango. L’altro alimento sono le arachidi.

Mutilazione
C’è un problema culturale ancestrale che coinvolge le donne e segna la loro vita fisica e psicologica: la mutilazione genitale femminile. Si calcola che la percentuale delle donne mutilate sia del 50%. Attualmente viene praticata la mutilazione alle bambine di alcuni mesi, con gli strumenti non sterilizzati che fanno facilmente infezioni; il pericolo dell’emorragia è sempre presente; da adulte, queste donne avranno problemi nel partorire. La mutilazione è diffusa principalmente tra le donne delle tribù che praticano la fede islamica; se non fanno questo rito difficilmente saranno accettate nella loro società e avranno maggiori difficoltà a trovare marito.

Il lavoro femminile
L’economia della casa si basa principalmente nell’agricoltura; le donne coltivano l’orto e devono affrontare la fatica d’irrigarlo, andando a prendere acqua dalla fonte o al pozzo che spesso è lontano delle loro case; per i piccoli c’è sempre il pericolo di cadere dentro e annegare. Per acquistare altri beni vendono le verdure. Le poche risorse sono spese nell’alimentazione. Le donne e i bambini hanno anche l’impegno di raccogliere legna per cucinare. Una delle principali fonti di guadagno è la raccolta della castagna di caju. La mano d’opera è principalmente femminile e minorile. Le donne sono incaricate anche della raccolta del riso e dove c’è un fiume si vedono le donne che pescano con la rete.


Diritto allo studio per le donne
L’educazione in Guinea Bissau non è un bene disponibile per tutti: non ci sono scuole che rispondano ai bisogno di tutti. Per la grande e si direbbe endemica crisi che c’è nel paese, i professori non ricevono regolarmente i magri salari e gli scioperi sono frequenti. Se una famiglia ha possibilità di mandare un figlio a scuola, viene scelto un figlio maschio. Una donna che studia più difficilmente sarà sottomessa al marito e alle regole della tribù. Ho conosciuto una donna a cui il padre ha permesso di studiare fino alla sesta classe; è stata sempre la prima della sua classe e questo ha turbato il padre che ha cominciato a dire che lei aveva lo spirito di un antenato. Se fosse stata un maschio sarebbe stata la gioia del padre. Un altro problema è che molte donne non finiscono la scuola per il matrimonio precoce e la gravidanza ; si stima che la percentuale delle donne sposate minore di 18 anni sia del 27%. La donna non sceglie liberamente il marito; il matrimonio è un patto tra famiglie. È da ricordare che in Guinea Bissau c’è la pratica della poligamia: la prima moglie ha i principali diritti. La donna deve avere molti figli, la sterilità è un problema soltanto della donna. È veramente difficile la vita della donna che non ha partorito un figlio o se ha partorito e perde il bambino nei primi anni di vita.
Dare un’opportunità alle donne di studiare permette loro di prendere in mano la loro vita e quella delle loro famiglie. Un proverbio dice: “Educare un bambino è educare un uomo, educare una bambina è educare un popolo”. La donna che ha studiato può essere agente di cambiamento di cultura, di sviluppo per la loro famiglia e per il loro paese. Ma studiare implica occupare il tempo che le donne devono usare per trovare i mezzi di sussistenza, per questo hanno una gran difficoltà a pagare anche un contributo minimo.