GUARDARE VICINO

Posted by Martina Cecini




L’associazione ha proposto nel mese di ottobre una mattinata di incontro e riflessione su: “L’Africa dentro casa. L’immigrazione oggi: sfida e risorsa”.






L’intento era quello di incontrare una realtà dell’Africa molto vicina a tutti noi e che spesso non suscita quella attenzione che invece ha un’esperienza di volontariato in Africa. Ci ha aiutato nella riflessione Padre Antonio Bonato, missionario comboniano, per circa 16 anni in Mozambico e dal 2008 impegnato a Castel Volturno (Diocesi di Capua) in un servizio di accoglienza in quel territorio ed in particolare agli immigrati.
P. Antonio ci invita a guardare non soltanto lontano ma anche da vicino, quell’Africa che ci troviamo in casa che non è la stessa Africa che lui ha conosciuto in Mozambico. Ci invita a cercare di capire questo fenomeno della immigrazione tenendo presenti alcuni paletti o principi guida.
Prima di tutto ci porta ad avere uno sguardo storico per capire meglio il perché del cambiamento di mentalità come qualcosa che succede nel nostro ventunesimo secolo. Negli anni ’90 avevamo un altro atteggiamento e costruivamo dei ponti ma ora ci difendiamo e costruiamo dei muri.
Un punto di partenza è quello di capire che gli immigrati sia lavoratori che rifugiati sono in cerca di una vita migliore per se stessi e per le proprie famiglie.
In Italia abbiamo alcune zone ad alta concentrazione di persone immigrate ed una di queste è proprio Castel Volturno dove vivono circa seimila persone. Castel Voturno dista da Napoli circa 30 km. È un paese lungo 27 km sulla costa marittima e si inoltra 7 km all’interno. È una sacca di disagio per italiani ed immigrati. Tra le altre cose ci sono discariche abusive, rifiuti tossici, mare inquinato, non balneabile. All’interno la coltura del pomodoro. A Castel Volturno non c’è una piazza per questo si creano ghetti. Il cittadino non esiste. Le persone sopravvivono.

Casa del bambino e non solo
Dal 1996 sono presenti i Comboniani. P. Giorgio Poletti inizia una comunità, una parrocchia al servizio degli immigrati,prevalentemente Nigeriani con le loro famiglie, e Ganesi giovani soli. Lavorano nell’edilizia, nei mercati, nel giardinaggio e nelle pulizie. C’è anche la prostituzione con persone provenienti dalla Nigeria, dall’Est e dall’Italia. Non manca la droga.
P. Antonio condivide con noi la sua ricerca di un inserimento positivo in questa nuova realtà. Ci si interroga circa le idee chiave che ci devono guidare giacché è più importante il come si fa di quello che si fa. Lui le ha chiamate “paletti”.
Primo paletto: convincerci che abbiamo davanti delle persone che possono riconquistare una loro dignità. Bisogna evitare il paternalismo, instaurare un rapporto alla pari. Bisogna fare un salto di qualità nella relazione: dal paternalismo, dal bisogno di braccia, di servizi alla relazione con le persone.
Secondo paletto: è necessaria una rivoluzione culturale nostra, non possiamo chiuderci a riccio. È una relazione che deve esserci da ambo le parti. Ci vuole una integrazione ed una interazione. Il mio atteggiamento può cambiare perché ci sia uguaglianza e si lavori sui diritti, per una visibilità e il diritto all'esistenza.
Ci descrive in breve “alcune delle attività che vengono realizzate: una ludoteca, una casa per il bambino frequentata attualmente da 45 bambini. Sottolinea l’importanza di offrire a questi piccoli un ambiente sereno che favorisca la loro crescita e anche il coinvolgimento dei genitori perché superino la mentalità del parcheggio.
Nel pomeriggio c’è anche il doposcuola per gli adolescenti (sono 35) ed in giugno e luglio si fanno attività estive nella bellissima pineta di 50 km. Si cerca di agganciare gli adolescenti. Ci sono bambini ed adolescenti di seconda generazione. Il diritto allo studio c’è ed anche il diritto alla salute esiste. Si cerca di coinvolgere facendo anche l’orto sociale per 3 borse lavoro per persone che stanno scontando una pena nel carcere.
Si è attivato un percorso formativo chiamato “più in là” che consiste in una serie di incontri mensili per parlare dei problemi di Castel Volturno e delle difficoltà di essere cittadino con diritti e doveri. Si è organizzata anche la scuola di italiano per adulti.
Nella comunità parrocchiale si cerca di creare dei gruppi biblici e delle piccole comunità perché il Regno di Dio cresca dentro la vita.

Lotta per i diritti degli immigrati
P. Antonio ribadisce che per un vero cambiamento è necessario crescere nella corresponsabilità. Stare insieme nei processi di autodeterminazione; rapporti e relazioni alla pari, costruire qualcosa insieme. Il paternalismo non aiuta a crescere. Essere pronti ad intervenire. Esiste una Assemblea degli immigrati che si riunisce la domenica pomeriggio. Il numero è cresciuto di volta in volta. Adesso sono circa una trentina di persone. Lo scopo è quello di poter discutere dei problemi che affliggono la vita di ogni giorno cercando delle soluzioni che partano da loro stessi senza aspettare che qualcun altro li risolva. Tre sono le priorità: mancanza dei documenti, il lavoro nero, le condizioni di vita abitative.
P. Antonio afferma che è un luogo comune descrivere Castel Volturno solo come spazio di disagio sociale, degrado ambientale, abusivismo, fragilità politica e come un inferno in terra. Invece possiamo vederlo come uno dei tanti luoghi dove la vita cerca i suoi spazi di sopravvivenza e di crescita. Infatti questi spazi vitali non possono essere condannati o incatenati da pregiudizi o false sicurezze, ma richiedono di mettersi in gioco, affinché il “gioco” diventi costruttivo e trasformi la società.