IL CENTRO INFANTILE CRESCE

Posted by Irene Ratti


Da marzo 2010 il progetto Armandinho sostiene con l’adozione a distanza i bambini e le bambine del Centro Infantile Speranza.


L’economia domestica di tanti mozambicani è quasi un mistero o meglio un miracolo quotidiano, grazie al mercato informale e parallelo. Per strada puoi trovare di tutto, puoi anche affittare, comprare e vendere case.
In questo proliferare di mercato si aggirano donne con bimbi legati sulla schiena, cariche di cesti e voluminosi fardelli di verdura, farina, legna e tutto quanto è possibile trasportare. Queste donne, molte di loro nonne, oltre al bimbo che portano sulla schiena, ne hanno altri in casa, pure piccoli, che affidano ai vicini durante la loro assenza.


“Speranza”
Al Quartiere Patrice Lomumba, distretto di Machva – Matola –, a 7 kilometri da Maputo, capitale del Mozambico, queste donne – nonne, vedove e ragazze madri abbandonate – con la loro insistenza hanno visto realizzare un sogno: la costruzione di un Centro Infantile chiamato “Speranza”, dove poter lasciare i loro bimbi mentre si recano nei campi o a vendere i loro prodotti.
Il Centro Infantile Speranza, fu costruito ed è sostenuto, ancora in parte, da due associazioni diocesane, Volontari per le Missioni e Solidarietà Missionaria, del Centro Missionario della Diocesi di Carpi. Ma non è mancata la solidarietà di altre associazioni, parrocchie, oratori, scuole, famiglie.
Questo è un asilo, che mi sono ritrovata tra le mani, dovendolo difendere da un usurpatore disonesto, e che accoglie bambini poveri, orfani di uno o ambo i genitori e, come sono solita definirli, “orfani di genitori vivi”, ossia emigrati nel vicino Sud Africa per motivi di lavoro, in cerca di fortuna, ma senza fare ritorno.
Il Centro Infantile Speranza dà spazio a questi bimbi, offrendo loro un luogo educativo dove poter giocare, imparare a stare con gli altri, disegnare, scrivere, mangiare, mentre le loro “mamme” svolgono un’attività di mercato o di lavoro nel campo, necessaria per la vita della famiglia; hanno così la possibilità di lasciare i loro bambini in un luogo sicuro, lontani dalla strada. Di questi bimbi il nostro Centro ne ospita 74 di cui 28 sono orfani. Di questi orfani sono solo 13 quelli sostenuti con l’adozione a distanza, che ci permette di dare loro alimentazione, educazione, assistenza medica. Per gli altri andiamo avanti con vera difficoltà. Il Centro ha bisogno anche di lettini, banchetti e seggiolini, lavagnette, armadietti, zanzariere, colori, acquarelli, libri didattici.


Una festa con stile
L’1 giugno in Mozambico si vive con enfasi la festa “da criança”, cioè del bambino. Per un giorno all’anno i bimbi degli asili e delle scuole sono al centro dell’attenzione.
Il Centro per l’occasione è addobbato a festa con palloncini, bandierine, festoni fatti dalle educatrici che hanno dato il giusto tono all’avvenimento. I bimbi hanno avuto una bella festa, addirittura con la presenza dell’Arcivescovo Don Francesco Chimoio, al quale simbolicamente sono state consegnate le chiavi del Centro Infantile, a dire l’appartenenza di questo Centro alla Diocesi di Maputo.
Per preparare la festa le educatrici hanno messo tanto lavoro e fantasia per insegnare ai bambini canti, danze, poesie, giochi, persino a Nelthon, a Bia e Stella che hanno appena appena due anni di vita. I bambini sono stati vestiti a festa, una divisa dai colori azzurro e giallo come le pareti del centro. I genitori, le nonne hanno manifestato il loro affetto partecipando con quanto di meglio avevano in casa, per arricchire il pranzo di festa. Hanno portato verdure al cocco, fagioli con aggiunta di gallina, poi chi polenta e chi riso. Il Centro non ha potuto non offrire le patatine fritte e la torta!
Alle dieci quando tutti erano ormai presenti si è dato il via al programma. Un Canto religioso di ringraziamento a Dio che provvede e non abbandona i suoi figli.
Hanno aperto il programma ufficiale i bimbi di tre anni, “Os Piriquitos” (i Pappagallini) con una danza realizzata con passi incerti, cantando: “Il nostro centro è bello e anche noi siamo belli”!
Poi sono subentrati “I Maggiolini” (4 anni) alternandosi con il gruppo dei “Ranocchi" (5 anni) e hanno eseguito danze culturali, canti dedicati ai genitori, ai benefattori, al Centro che li accoglie “con carinho” (con tenerezza e affetto) e poesie varie.


Ogni bimbo una storia
Conoscere la storia di ciascuno di questi bimbi è un impegno importante. Uno degli obbiettivi dell’asilo e lo è anche del Progetto Armandinho: offrire un’attenzione personalizzata ponendo al centro la storia del bambino adottato. Sono bimbi che portano in cuore sofferenze brucianti che li rendono ora schivi, ora aggressivi e violenti, ora esuberanti e in ricerca di affetto. Allora bisogna sapersi chinare come Gesù, intuendo e ascoltando le loro storie. C’è Nelthon, due anni e sei mesi, un bimbo allegro e spensierato, che un giorno improvvisamente si getta a terra con un pianto che è un grido... vuole la mamma. Questa purtroppo é morta quando lui aveva appena compiuto un anno.
Jasmina, invece ha una reazione di rifiuto al cibo. All’ora di pranzo, col piatto davanti, scoppia in un pianto dirotto. La nonna spiega che forse rivive il trauma e il senso di smarrimento di quando si è ritrovata sola. La mamma approfittando dell’assenza della nonna della bimba, le ha posto il cibo sulla stuoia ed è scomparsa senza lasciare traccia.
Un altro caso drammatico, Schelton: era la vigilia del suo secondo compleanno, i genitori vivevano già in disaccordo e separati. La mamma si era tenuto il bimbo. Improvvisamente pensò di riportarlo al marito che, nel frattempo viveva coi genitori. Questo andò sulle furie dopo una lunga discussione prese il veleno dei topi e si suicidò. Il bimbo fu l’unico spettatore di questa tragedia. I nonni erano al mercato in cerca di un regalino per il nipotino Schelton. Drammi meno gravi li vivono Orlando, figlio di una adolescente che lo ha abbandonato ai nonni; Nikaia abbandonata dal papà, Armando abbandonato dalla mamma, ciascuno col suo dolore da rielaborare.


Guardando al futuro fiduciosi
Il Centro, nonostante si stia facendo bello, grazie alla presenza di alcuni volontari che con fantasia dipingono e colorano vari disegni sulle pareti, lotta però con difficoltà economiche dovute a rette mensili abbassate anche per genitori che riescono a pagare l’asilo, alla svalutazione del Metical, moneta mozambicana, all’aumento dei costi dei prodotti di prima necessità. Dal 30 agosto, si registra un aumento del pane e altri cereali. I combustibili erano già stati aumentati. Il Mozambico si deve anche confrontare con l’economia globale dei paesi europei e in particolare col costo del petrolio, questo fa si che il reddito pro-capite si abbassi sempre più, anche se il paese sembra registrare un aumento del PIL, dovuto più che altro all’immissione di capitale straniero, più che a uno sviluppo vero e a una crescita di capitale interno. Le numerose persone con un’economia medio bassa, al di sotto di un dollaro al giorno, hanno grosse difficoltà economiche, che vanno a toccare anche il nostro Centro. Tuttavia l’impegno per dare a questi bimbi una relazione affettiva attenta e vera, un’educazione adeguata, uno spazio ludico, un’alimentazione integrata che favorisca la crescita psico-fisica, è per noi tutti del centro - direzione, educatrici e sottoscritta - una sfida irrinunciabile. Questa sfida, tuttavia, fa leva sui tanti amici che ci hanno accompagnato lungo questi anni, nella certezza che non ci lasceranno a metà strada. È con loro che ci impegniamo a dare a questi bimbi e ad altri che verranno, un aiuto ad elaborare i loro traumi positivamente, perché possano sperare in un futuro sereno.