Un volto dell'Africa: Mozambico oggi

Posted by Giovanna ed Elisabetta



L’Associazione Guardare Lontano ha proposto nel mese di ottobre una mattinata di incontro e conoscenza sulla realtà dell’Africa, in particolare del Mozambico dove opera e sostiene i progetti. Due partecipanti all’incontro raccontano l’esperienza.


Il 17 ottobre 2009 a Bologna presso l’Auditorium del Villaggio del Fanciullo si è tenuto un incontro realizzato dall’Associazione di volontariato “Guardare lontano” Onlus.
Ci è sembrato arricchente questo tipo di incontro che, oltre a presentare e informare sui progetti che l’Associazione sostiene, aiutasse anche a conoscere meglio la realtà dei Paesi dove questi progetti sono realizzati.
Siamo partiti dall’Africa, questo grande continente formato da tanti Paesi. Come quando si parla di Europa non si può generalizzare e se si vuol conoscere meglio un Paese, cosi anche in relazione all’Africa bisogna lasciar da parte stereotipi e luoghi comuni per rispettare le diversità dei suoi Paesi e il cammino dinamico delle loro realtà.
La Compagnia Missionaria opera ed è presente in due paesi africani: Mozambico e Guinea Bissau, attraverso “l’Associazione Guardare Lontano” e grazie all’aiuto di amici e benefattori riesce a sostenere alcuni progetti.
La proposta dell’incontro era di fermarci su “un volto dell’Africa”, focalizzando il nostro sguardo sul Mozambico oggi. Ci hanno aiutato a fare questo percorso Padre Tonito Muananoua, sacerdote mozambicano del Gurue, che si trova nella Zambezia regione a nord del Mozambico, attualmente in Italia per specializzarsi negli studi ed Edvige Terenghi, missionaria del Sacro Cuore e socia dell’Associazione.
Padre Tonito, per rispondere alla domanda: “Mozambico chi sei?” ci ha fatto ripercorre sinteticamente il cammino storico del suo Paese.
Un Paese che ha attraversato varie vicissitudini: una guerra di liberazione dal colonialismo portoghese, durata per circa 15 anni, conclusasi nel 1975 con la proclamazione dell’Indipendenza del Mozambico, cui è seguita una feroce guerra civile interna fra il partito al potere la Frelimo (fronte di liberazione del Mozambico) e la Renamo, che non era d’accordo con il marxsismo come politica dello Stato; guerra conclusa con l’accordo di pace del 1992 siglato a Roma con la mediazione della Comunità di S. Egidio.
Queste guerre hanno lasciato un Paese ferito, da tanta violenza e tante morti. I bambini sono stati le vittime principali di tanto spargimento di sangue, perdendo i propri genitori o vittime delle mine che entrambi gli schieramenti avevano disseminato lungo tutto il Paese. Altre conseguenze si sono aggiunte, come povertà, malattie, concentrazione della popolazione, soprattutto giovani, nelle città. Croci queste che ancora segnano la vita di tanti mozambicani.
Alcuni dati statistici ci hanno mostrato alcuni aspetti della situazione sociale, oggi in Mozambico:
Speranza di vita: 47 anni
Mortalità infantile a 5 anni: 100 ogni mille (89 Maputo, 123 Zambezia)
Analfabetismo: 12% a Maputo 63% a Gurue di cui 40% maschi 85% femmine
Orfani: 1,6 milioni
AIDS: 16,2% della popolazione è infettata (Età 15-49)
Secondo Padre Tonito il cammino che porterà il Popolo mozambicano verso un futuro migliore dovrà privilegiare i settori della Sanità, soprattutto a livello materno – infantile; dell’Educazione che miri ad una formazione integrale della persona, al senso di responsabilità e di cittadinanza. Dell’Economia che investa in micro-progetti di sostegno alle famiglie in campo agricolo e dell’allevamento, nel mercato informale e nella gestione delle risorse naturali.
Lo sguardo di Edvige, partendo dalla sua esperienza di 10 anni vissuti in terra mozambicana,
si è fermato invece sulla figura della donna e del cammino di formazione e promozione fatto con le donne del gruppo “Donna Vita e Pace” al Gurue ( zona interna della Zambazia).
Nell’appello che propone il “Premio Nobel per la pace 2010 alla donna africana” si legge: “L’Africa cammina con i piedi delle donne: Abituate da sempre a fare i conti con la quotidianità della vita e con la sfida della sopravvivenza, ogni giorno centinaia di migliaia di donne africane percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa. Gran parte di loro fanno fino a 10- 20 chilometri per portare l’acqua alla famiglia. Poi vanno, sempre a piedi, al mercato dove, per tutta la giornata vendono quel po’ che hanno, per portare la sera a casa il necessario per nutrire i propri figli. Riproducendo così ogni giorno il miracolo della sopravvivenza”.
Questa non è retorica, è una realtà ancora di oggi, per molte donne anche in Mozambico, anche al Gurue.



La seconda parte dell’incontro “L’Associazione in Mozambico e Guinea Bissau: i progetti che sosteniamo” è intervenuta Paola Berto missionaria e presidente dell’Associazione, che ha presentato e illustrato i vari progetti realizzati in Mozambico: “progetto Armandinho” adozione a distanza a Maputo che ha il fine di promuovere il diritto allo studio di ragazzi e ragazze; “progetto Centro Universitario Napipine” a Nampula, il Centro ha il fine di formare adolescenti e giovani mozambicani, offrendo opportunità di mezzi e strumenti, che in tale realtà sono accessibili solo ad una minoranza; “progetto Fondo Scuola” a Nampula ha il fine di sostenere il diritto allo studio soprattutto delle ragazze, discriminate culturalmente ed economicamente, dando loro la possibilità di frequentare le scuole superiori o l'università.
Progetti realizzati in Guinea Bissau: “progetto Un Sorriso per San Paolo” a Bissau nel quartiere S. Paolo, è una adozione che sostiene il diritto allo studio di bambini e bambine con situazioni economiche precarie che frequentano la Scuola San Paolo; “progetto Anita” è un sostegno a distanza che permette alle donne del quartiere S. Paolo, già gravate dal lavoro per mantenere la famiglia e la scuola dei figli, di frequentare i corsi di alfabetizzazione alla Scuola San Paolo.
I progetti visti da vicino, ci hanno fatto incontrare i volti concreti dei ragazzi e delle ragazze aiutati, i quali hanno un nome, una storia, sono persone concrete inserite in un contesto culturale e sociale ben preciso. E diverso dal nostro.
All’incontro era presente anche Valentina, una ragazza di Monza, che quest’estate ha vissuto l’esperienza del volontariato internazionale in Guinea Bissau, che ci fa fatto dono di immagini e suoni che ci hanno trasmesso un po’ del suo vissuto, di ciò che l’ha arricchita e della realtà che l’ha coinvolta. Non sono mancati i numerosi volti dei bimbi sempre vivaci e accattivanti pur in condizioni molto precarie.

Concludendo Elisabetta racconta le sue impressioni, ciò che ha colto dall’incontro: “Io penso che le missionarie sono impegnate a vivere la gioia evangelica, a far sentire che Dio è Padre e si prende cura di tutti i suoi figli. Sensibili ed attente alle necessità materiali e spirituali, operano in modo concreto nella Chiesa per saziare “la fame d’Amore, la fame di Dio” mediante la loro presenza in vari campi e attraverso il valore comunicativo della loro testimonianza di vita. Il loro impegno è contro la povertà, per migliorare concretamente le condizioni di vita nelle terre di missione dove sono presenti. Da qui la promozione dei diversi progetti sopra elencati, che hanno lo scopo di fornire strumenti e possibilità per rendere sempre più le persone autonome, artefici della propria vita e in grado di costruire il loro futuro.
Dio benedica la Compagnia Missionaria i suoi progetti e i suoi frutti”.