Il sorriso di San Paolo

Posted by Paola Berto



Da alcuni anni mi è stato affidato il servizio di seguire i progetti che l’Associazione “Guardare Lontano” sostiene, promuove e finanzia nei Paesi del Sud del mondo e anche in Italia. Sono progetti che nascono dalle esigenze del territorio dove vivono e operano le missionarie del Sacro Cuore, socie della Associazione.





Scuola e adozione
Il 3 gennaio scorso sono partita per la Guinea Bissau insieme ad Anna, una giovane signora che, dopo un periodo di formazione, si apprestava a vivere con noi un’esperienza di volontariato. Siamo arrivate a Bissau in piena notte e ad attenderci all’aeroporto c’erano Antonietta e Lùcia. Nell’ultima comunicazione con Cecilia, prima di partire, mi aveva detto: «Dopo aver ritirato le valige, all’ultimo controllo, di’: Missão Cátolica San Paolo»; così abbiamo fatto e ci hanno fatto uscire dalla parte riservata ai diplomatici. Siamo rimaste senza parole. È iniziata così la nostra esperienza in terra africana.
La mia permanenza in Guinea è stata breve, dieci giorni, ma mi ha dato la possibilità di conoscere un po’ la realtà della “Missão Cátolica San Paolo”, del lavoro che qui svolgono le missionarie e del contesto in cui si realizzano i progetti. La Guinea Bissau è il terzo paese più povero al mondo, Bissau è la capitale e il quartiere San Paolo si trova nella sua periferia. La scuola San Paolo, dove prendono vita i due progetti che stiamo promuovendo “Un sorriso per San Paolo” e “Anita”, è situata all’interno di questo quartiere in continua crescita demografica.
Il progetto “Un Sorriso per San Paolo” collabora con la scuola San Paolo attraverso l’adozione a distanza di bambini e bambine, con situazioni economiche precarie, che la frequentano. Obiettivo generale del progetto è di sostenere il loro diritto allo studio. La scuola, della Diocesi di Bissau, e gestita attualmente da noi missionarie del Sacro Cuore, è iniziata nel 1994, è privata, non ha fini di lucro: non riceve nessun sostegno economico da parte dello Stato né dalla Diocesi, che non ha i fondi per sostenere le molte scuole, a tutti i livelli, aperte per rispondere all’urgenza educativa e scolastica che lo Stato non assume.
Sono 520 gli alunni iscritti, le classi – dalla 1ª alla 4ª (elementari) e dalla 5ª alla 6ª (medie) – sono formate da circa 45 alunni, ci sono due sezioni per classe e in quelle elementari sono presenti due professori per materia in modo da seguire adeguatamente i bambini. È il numero massimo che la struttura scolastica permette in due turni: mattina e pomeriggio.
Nel pomeriggio ci sono anche quattro corsi di alfabetizzazione frequentati da circa 70 persone nella maggioranza donne che non hanno potuto frequentare la scuola perché ritenute utili solo per fare figli e tenere la casa. Il progetto “Anita” si inserisce in questo contesto: è un sostegno a distanza che permette alle donne del quartiere S. Paolo, già gravate dal lavoro per mantenere la famiglia e la scuola dei figli, di frequentare i corsi di alfabetizzazione.

Donne forti
La “Missão Cátolica San Paolo” è costituita da un appezzamento di terreno molto grande dove c’è la scuola – con tre strutture in muratura – e la casa delle missionarie: Antonieta, Cecilia, Ivone, Teresa e Nhamò, una giovane che ha iniziato da poco il cammino formativo in Compagnia Missionaria. Qui ho trascorso dieci giorni intensi e belli incontrando una realtà viva: innumerevoli volti di bambini, i professori e il personale addetto alla scuola, Jaime il guardiano tutto fare di San Paolo con i suoi due figli, le donne della scuola di alfabetizzazione e quelle dell’atelier di “costura” (cucito), la Comunità cristiana che celebra l’eucaristia sotto gli alberi caju. C’è anche, però, una realtà di vita dura, difficile e una povertà disarmante che risulta evidente guardandosi un po’ attorno e che si tocca con mano incontrando le persone. La prima cosa che mi ha colpito è la mancanza di energia elettrica, arrivando in piena notte te ne rendi conto subito, ma a San Paolo sono fortunati, perché hanno il generatore che funziona in determinate ore del giorno e qualche ora alla sera: dà l'energia elettrica alla scuola e alla casa delle missionarie, serve anche per estrarre l'acqua dal pozzo.
Il giorno seguente il nostro arrivo, la scuola riprendeva dopo le vacanze natalizie e con Lùcia – vice presidente della Compagnia Missionaria, in visita al gruppo - abbiamo fatto un giro per la scuola, incontrato la direttrice Antonietta, le segretarie Cecilia e Teresa, i professori, le donne che ne curano la pulizia. Siamo entrate in alcune classi e incontrato i bambini e le bambine. Successivamente con Cecilia, Ivone, Teresa e Anna abbiamo incontrato le donne della scuola di alfabetizzazione. Ognuna di loro si è presentata, ha raccontato come è arrivata a frequentare i corsi, ma più i racconti andavano avanti e più risultavono evidenti le difficoltà di vita ed economiche di queste donne e la forza che hanno dentro: donne picchiate, scappate da un matrimonio forzato e che “gridavano” la loro gioia di poter studiare, scrivere il proprio nome e poter aiutare i loro figli nella scuola. Se da una parte avevo la morte nel cuore per quello che ascoltavo, dall’altra avevo il cuore pieno di gioia per l’opportunità che stavano vivendo. Penso anche al lavoro di Ivone con le donne attraverso l’atelier di costura: insegna a lavorare con la macchina da cucire – le vecchie Singer a pedale – per confezionare borse, vestiti, pantaloni; apprendono così un mestiere in modo da guadagnare qualcosa per mandare avanti la famiglia. Alcune delle donne che frequentano la scuola di alfabetizzazione provengono dall’atelier di costura: per poter apprendere il lavoro di cucito serve saper leggere, scrivere e far di conto.

Altra ricchezza
Stipendi bassi, scuola non accessibile a tutti, bambini che nel 2010 muoiono di dissenteria e le donne di parto, negozi nei quali la gente comune non ha potere di acquisto: una realtà dura che richiede una lotta quotidiana, ma che a volte non è sufficiente per andare avanti. La Guinea, però, non è solo questo e la ricchezza che ho incontrato non appartiene al mondo economico, ma a quello umano ricco di accoglienza, di attenzione, del farsi carico dell’altro e del condividere il poco che si ha. Ho stampato negli occhi e nel cuore il sorriso dei bambini e delle donne, un sorriso che non è fatto certo di ricchezza, ma di riconoscenza. La “Missão Cátolica San Paolo” non è solo un lasciapassare per l’uscita all’aeroporto, ma anche, nella sua piccolezza, una goccia benefica in mezzo ad un oceano di necessità che contribuisce a donare il sorriso a San Paolo.